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Reggio Calabria
 

Reggio di Calabria (Rrìggiu in dialetto reggino, Righi in greco di Calabria, Ρηγιον, Reghion in Greco), comunemente detta Reggio Calabria, o Reggio in tutto il Meridione d'Italia, è la prima città calabrese per antichità, estensione geografica e numero d'abitanti. Dal mese di Marzo 2009 è divenuta la decima città metropolitana dello Stato italiano.

È capoluogo della provincia omonima, ed è sede del Consiglio regionale della Calabria[2]. Con 185.585 abitanti[3] è il diciottesimo comune più popoloso d'Italia. L'area metropolitana di Reggio conta 370.429 abitanti e comprende numerosi comuni tra la Piana di Gioia Tauro e Melito di Porto Salvo fin sull'Aspromonte; infatti Reggio è la sesta città di rango metropolitano dell'Italia Meridionale (dopo Napoli, Palermo, Catania, Bari, Messina) e su di essa e sulla dirimpettaia Messina gravita la vasta Regione Calabro-Sicula dello Stretto.

Reggio viene tradizionalmente chiamata "Città della Fata Morgana" perché qui si manifesta il raro fenomeno ottico-mitologico della Fata Morgana, durante il quale la costa siciliana sembra distare solo pochi metri rendendo possibile distinguere molto bene case, auto e persone. Reggio è nota come la "Città dei Bronzi" per i famosi Bronzi di Riace, simbolo delle proprie origini magnogreche, ed è considerata la "Città del Bergamotto", agrume che cresce solo nell'entroterra reggino

Cenni storici

La millenaria Storia di Reggio Calabria inizia dalla fondazione come colonia greca nell'VIII secolo a.C. Fu una fiorente città della Magna Grecia e successivamente alleata di Roma. Poi fu una delle grandi metropoli dell'impero bizantino e fu sotto gli arabi, i normanni, gli svevi, gli angioini e gli aragonesi. Fu toccata da un grave terremoto nel 1783. Entrò a far parte del Regno di Napoli e del Regno delle Due Sicilie e passò quindi al Regno d'Italia. Nel 1908 subì le distruzioni di un altro terribile terremoto, quindi fu ricostruita in epoca liberty ma poi parzialmente danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Crebbe notevolmente nel corso del XX secolo ma nei primi anni '70 fu protagonista di grandi sconvolgimenti regionali, le cui conseguenze portarono ad un ventennio buio dal quale però, grazie ad una serie di fortunate amministrazioni negli ultimi decenni, la città si è notevolmente ripresa, tornando ad essere secondo i dati demografici, economici e turistici protagonista nel panorama mediterraneo.
Gli insediamenti precedenti e il nome "Italia"

l'"Italia" e le sue colonie.
Le leggende, abbastanza verosimili dati i riscontri letterari, parlano di una fondazione della città da parte di Aschenez, discendente di Noè, che sarebbe approdato sulla costa intorno al 2000 a.C., e dal quale originariamente la regione avrebbe preso il nome di "Aschenazia". La leggenda è ricordata nel nome dell'attuale "via Aschenez".

Verso il 1500 a.C. sarebbero quindi giunti Enotrio e Paucezio, di stirpe enotria e pelasgica, originari della Siria che, scacciati gli "Aschenazi", chiamarono la regione "Ausonia" per la sua fertilità, riprendendo il nome della zona più fertile della Siria, l'Ausonide.

La località dunque si chiamava Pallantion ed era abitata dagli Itali, nucleo dei Siculi che non aveva attraversato lo Stretto e si era insediato stabilmente nel territorio corrispondente all'attuale provincia reggina. Costoro dunque si erano chiamati Itali in onore del loro grande Re Italo, figlio di Enotrio, come scrive Dionigi di Alicarnasso; ed il territorio in cui erano insediati aveva assunto il nome geografico di "Italia", come confermano Tucidide e Virgilio:

Il nome di Italia comprese poi l'intera Calabria, ed in epoca romana fu esteso a tutte le genti colonizzate dell'attuale penisola italiana, che furono chiamate "Genti Italiche".

Fondazione della città

Mappa archeologica del centro storico di Reggio Calabria
(Gentile concessione)
La città greca venne fondata nel 730 a.C. da coloni provenienti dalla città di Calcide nell'isola di Eubea, madrepatria di diverse altre colonie nella Magna Grecia.

Secondo alcune fonti antiche ai Calcidesi si sarebbero aggiunti anche alcuni Messeni del Peloponneso esuli politici, ma la presenza dorica risulterebbe attestata solo a partire dal VI secolo a.C.

La data della fondazione di Reggio è stata fissata al 14 luglio dell'anno 730 a.C. secondo gli studi effettuati dagli storici prof. Pasquale Amato e mons. Nunnari, confermati dallo storico francese Georges Vallet, su numerosi testi storici antichi, fra i quali Tucidide, emerge chiaramente che intorno a tale data i calcidesi fondarono la colonia di Rhegion, ciò risulta attendibile anche considerando che le imbarcazioni dell'epoca potevano navigare in piena sicurezza solo nel periodo primaverile-estivo.

Gli storici greci Tucidide e Diodoro Siculo (XIII, 23) narrano come l'oracolo di Delfi avesse indicato ai coloni di fondare la nuova città:


Antica moneta raffigurante il Leone, simbolo della città, ed il Re leggendario Giocasto.
Quando si fermarono nei pressi del promontorio di Punta Calamizzi alla foce del fiume Apsìas (l'attuale fiumara Calopinace), avendo intravisto una vite avvinghiata ad un fico selvatico nella località denominata Pallantion (l'attuale zona "fortino a mare" o "tempietto"), decisero di stabilirsi dunque in quel luogo, fondando la prima πόλις (polis) greca in Calabria.

Della sacralità del fiume ne è testimonianza la più antica moneta coniata dalla città, raffigurante un toro con faccia umana, che nell'iconografia classica rappresenta la personificazione dei fiumi.

La nuova città prese il nome di Rhegion. Il termine viene riferito nelle fonti antiche al verbo "regnumi", che significa rompere, spezzare, in ricordo della scissione geologica della Sicilia dalla Calabria. Si è invece sostenuta una sua derivazione dalla radice indoeuropea protoitalica "reg", con il significato di "capo, re", in riferimento al promontorio che dominava il panorama dalla penisola e che anticamente costituiva il porto naturale.

L'antica foce del Calopinace con il promontorio di Punta Calamizzi che si protendeva verso la Sicilia, ispirò a Tucidide la definizione:

Gli acroteri erano le decorazioni sommitali dei templi di prestigio, che nel frontone, ai tre vertici, esibivano statue o immagini di potenti divinità, titolari del santuario. Lo storico ateniese volle infatti immortalare in una frase la bellezza, la grazia e la magnificenza della città dello stretto: Reggio sta come una decorazione terminale dell'Italia greca, affacciandosi sul suo mare come un tempio suggestivo e imperante, come fosse il "tempio d'Italia".

Periodo greco
Rhegion contese a Siracusa l'egemonia dello Stretto, essendo uno dei centri politici e culturali più fiorenti della Magna Grecia, esercitando per un certo periodo sotto il tiranno Anassila influenza anche sulla dirimpettaia città di Zancle.

Frequenti erano i contatti con le città calcidiche dello stretto sulla costa siciliana. Numerose furono le guerre che ebbe con Locri (inizialmente alleata, ma poi contrapposta), il cui territorio confinava con quello reggino e ne comprimeva lo sviluppo.

Il vasto stato reggino si estendeva sul mar Tirreno fino al fiume Metauro (l'attuale torrente Petrace nei pressi di Gioia Tauro) e su quello Jonio fino al fiume Halex (l'attuale torrente Galati nei pressi di Palizzi).

Come molte altre colonie che fondarono delle subcolonie, Reggio fondò Pixunte (Pixous) nel 471 a.C. sulla foce del fiume Bussento, identificata oggi probabilmente con la località Policastro Bussentino, frazione di Santa Marina (SA).

Età arcaica
Inizialmente Rhegion fu retta da un governo aristocratico detto "governo dei mille", costituito da esponenti della discendenza calcidese. Questo governo fu successivamente trasformato in democrazia con l'adozione delle leggi di Caronda (il più importante legislatore delle colonie calcidesi), acquisite dalla città e messe in atto ancor prima delle altre colonie della Magna Grecia. Ciò permise a Reggio tra l'altro di avere una forte politica estera, portando i reggini ad un'alleanza con Locri Epizefìri per contrastare Kroton (Crotone), che insieme sconfissero nel VI secolo a.C. nella celebre Battaglia sul fiume Sagra.

Anassila e l'unione dello stretto

Moneta coniata sotto Anassila, raffigurante su un lato il tiranno vincitore alle olimpiadi, sull'altro la lepre con l'iscrizione "ΡΕΓΙΝΟΝ" (RHEGINON, cioè "Della città di Reggio"), l'animale fu infatti introdotto da Anassila nelle due città dello stretto, che in quel periodo sotto il suo governo condividevano la moneta con l'immagine della lepre.
Nel 494 a.C. un giovane condottiero della discendenza messenica di nome Anassila, occupò l'acropoli reggina e, rovesciando l'oligarchia che dominava la polis, salì al potere dando inizio alla sua tirannide. Ciò tuttavia non fu un male per la città, infatti il suo governo portò Rhegion ad essere politicamente ed economicamente uno dei centri più importanti del Mediterraneo.

Con l'aiuto della vicina Imera, nel 498 a.C. Anassila occupò Zancle (Messina), che ribattezzò "Messana" in onore della Messenia, patria d'origine da cui provenivano i suoi antenati. Reggio così ottenne il controllo dello stretto con l'unificazione delle due sponde sotto un unico governo.

Successivamente Anassila, minacciato da Gela, Agrigento e Siracusa, si alleò con i Cartaginesi ma fu sconfitto dall'alleanza dorica ad Imera che ebbe la meglio sul piano strategico.

Dopo la morte del tiranno avvenuta nel 476 a.C., i figli ancora bambini furono affidati alla guida di Micito, suo uomo fidato, il quale però non si dimostrò altrettanto abile in politica estera come Anassila; alleatosi con Taranto infatti, Micito tentò di espandere i confini verso nord ma venne ucciso e sconfitto nel 461 a.C. I figli di Anassila, che governavano Rhegion e Messana, vennero così scacciati dalle due città dello stretto. Questo momento segnò la caduta della precedente alleanza che Anassila aveva instaurato con il tiranno siracusano Ierone.

La nuova aristocrazia e l'arrivo dei pitagorici
Il "Leone di Nemea" e la "Mediterranea"

Moneta recante la testa del Leone di Nemea (del 400 a.C.), immagine particolarmente caratteristica della città.
L'effige fu infatti ripresa successivamente per creare il simbolo dell'Università degli Studi di Reggio, a voler ricordare il periodo di splendore artistico e culturale della civiltà reggina durante il quale la moneta fu coniata.

Infatti quando nel 455 a.C. i pitagorici furono scacciati da Crotone, si stanziarono in varie città della Magna Grecia, ma soprattutto a Reggio, dove sorse una delle più grandi scuole pitagoriche che, per la poesia e la letteratura, fece risplendere la città su ogni altra della Magna Grecia, con effetti positivi anche sui costumi, sulle idee, sulla legislazione repubblicana.

Oltre alla scuola pitagorica sorse a Reggio un'importante scuola di scultura il cui massimo esponente fu Pythagoras (Pitagora Reggino), annoverato tra i cinque più grandi scultori dopo Fidia, ciò contribuì non poco ad elevare la città sotto il profilo del gusto estetico ed artistico.

Nel 433 a.C. Reggio stipulò il secondo trattato di alleanza con Atene, riguardo il primo trattato non si dispone di notizie certe ma probabilmente avvenne almeno un decennio prima.

Le guerre con Siracusa e Locri
Nel 399 a.C. la "Democrazia Calcidese" di Reggio rifiutò l'alleanza proposta da Siracusa, ospitando inoltre i suoi esuli Eloride e Fitone. Per questo nel 393 a.C. il tiranno siracusano Dionisio I, dopo aver preso tutte le città siciliane sullo stretto, minacciò i territori reggini al fine di aprirsi un varco verso l'Italia[1]. La crisi si risolse con una tregua che impose delle tasse ai reggini; in effetti Rhegion, secondo quanto tramandano gli storici antichi, disponeva di mura difensive possenti che impedivano agli attacchi siciliani di aver ragione sulla città.

Alleata di Atene, successivamente entrò in guerra contro Locri Epizefiri e Siracusa, ma dopo 11 mesi di assedio Rhegion venne presa e semidistrutta da Dionisio I nel 386 a.C., i superstiti vennero deportati a Siracusa, mentre il generale Fitone che aveva comandato la resistenza venne ucciso.

Le possenti mura di Reggio furono però ricostruite sotto il controllo del figlio Dionisio II, il quale cambiò il nome della città dandole il nome di Febea; la città comunque riuscì a liberarsi dal suo dominio nel 351 a.C.

 

Tratta da portale della Pro loco